Il ricorso alle medicine non convenzionali in tempo di crisi economica: il caso italiano

una legge per le discipline bio-naturali

Come la crisi economica iniziata a partire dal 2008 ha inciso sul ricorso alle CAM da parte della popolazione italiana e quali strategie sono state messe in atto dagli utilizzatori delle CAM in questo periodo per non rinunciare a queste forme di cura per la propria salute: i dati delle indagini ISTAT.

La salute e le pratiche di cura costituiscono un bene sensibile al variare sia delle condizioni socio-economiche che del capitale culturale dei singoli, ma anche delle condizioni di contesto.

La crisi economica che a partire dal fallimento delle banche americane nel 2008 sta attanagliando l’Europa e l’Italia in particolare, segna decisamente ed in negativo i consumi per la salute.

In particolare il 2012 risulta essere l’anno in cui la crisi economica produce effetti significativi per riduzione del consumo di farmaci, visite dentistiche e visite specialistiche.

Cercare di capire che cosa è successo prima e durante la crisi attraverso la lettura dei dati delle indagini multiscopo condotte dall’ISTAT, costituisce, a nostro avviso, un buon modo per individuare i comportamenti di salute compresi quelli legati al ricorso a particolari pratiche di cura: le Medicine Tradizionali e Non Convenzionali (CAM).

Tale analisi è ancora più interessante se consideriamo l’indicazione data dall’OMS circa l’opportunità di ridurre i costi sanitari dei diversi Paesi, proprio ricorrendo alle medicine tradizionali e alle CAM.

Inoltre, il recupero delle medicine tradizionali e l’incremento delle CAM risponde anche a bisogni culturali. La centralità sulla persona e sulla realizzazione della nostra società, spingono l’individuo ad assumere una responsabilità più diretta sulla propria salute. In Italia è il ceto medio, oggi particolarmente colpito dalla crisi, insieme a quello medio alto, nonché a coloro che hanno un capitale culturale elevato a ricorrere alle CAM per la loro salute.

L’ Italia, tuttavia, è un Paese che ha una limitata copertura da parte del Sistema Sanitario delle CAM; solo la Regione Toscana prevede alcune prestazioni a carico del Servizio Sanitario Regionale: omeopatia, fitoterapia, agopuntura.

Le ricerche e i sondaggi condotti in Italia sul consumo delle CAM mostrano un incremento costante nel tempo a partire dall’inizio degli anni ’90 fino al 2005 quando raggiungono il 13,6% della popolazione. Tale trend s’inverte per crollare all’8,2% nel 2013.

I dati a disposizione, dunque, mostrano come la crisi economica abbia determinato, anche in Italia, una contrazione dei consumi sanitari e ridotto, al contempo, il ricorso alle CAM.

Sono in particolare i maschi che contraggono in modo più rilevante il loro uso rispetto alle donne: nel 2000 il 12,9% degli uomini vi ricorreva mentre nel 2013 essi rappresentano il 6,8%.

Le donne invece, pur presentando anch’esse un consumo decrescente continuano a ricorre alle CAM anche se meno di prima ma sempre più degli uomini: 18% nel 2000; 9,5% nel 2013. A dover fare i conti con la crisi economica sono in particolare le utilizzatrici di trattamenti manuali e di terapie omeopatiche.

Ciò che colpisce sono le strategie di “contenimento” nell’uso di CAM messe in atto dai diversi soggetti: se i maschi esercitano una mera riduzione del consumo passando all’utilizzo di una sola CAM, più articolate, invece, risultano le strategie di consumo delle donne, degli anziani e dei minori. L’incremento del consumo di CAM nei minori anche in tempo di crisi può essere ricondotto all’investimento in capitale di salute che i genitori fanno per i loro figli. L’incremento invece dell’uso di una CAM fra gli anziani è riconducibile al fatto che essi godono di un reddito più stabile, anche se contenuto (la pensione) e al fatto che sono più frequentemente affetti da malattie croniche con le quali convivere e per le quali le CAM rappresentano un valido supporto.

In relazione all’età sono le femmine comprese nella fascia 35-44 a ridurre in misura più rilevante il consumo con una diminuzione, nel periodo 2005-2013, del 6,7%; seguono poi quelle comprese nella fascia di età 25-34 con un calo del 6,4%. Le donne comprese in quest’ultima fascia di età riducono più di quanto non facciano i maschi anche i trattamenti manuali con una diminuzione di meno 5,4 punti percentuali.

Per i maschi la riduzione maggiore si ha fra coloro che ricorrono ai trattamenti manuali e che sono compresi nella fascia di età 45-54 anni con una diminuzione pari a meno 4,4%, seguiti da coloro che sono compresi nella fascia di età 35-44 anni con un consumo che si riduce di meno 4,3%.

È dunque l’età più che il genere a pesare sul consumo di CAM e sono coloro che sono compresi nella fascia centrale della loro vita a ridurre più vistosamente il consumo di CAM.

Considerando il titolo di studio, i dati che abbiamo a disposizione mostrano come in generale il maggior calo nel consumo di CAM si rilevi fra i laureati/diplomati. In assoluto la maggior contrazione si ha fra le donne che hanno titoli di studio elevati. In particolare per quanto riguarda l’omeopatia, nel periodo 2005-2013, esse riducono i loro consumi di meno 5,8 punti percentuali.

Fra le donne si rileva nel periodo considerato una contrazione dei consumi di fitoterapia (meno 3,7 punti percentuali sia fra le laureate che le diplomate di scuola media). Sempre fra le femmine la riduzione dei trattamenti manuali è di meno 4,8 punti percentuali.

Nel medesimo periodo gli uomini riducono i loro consumi in particolare a carico dell’Omeopatia sia nella fascia scolare università (meno 3,5 punti percentuali) che nella media inferiore anche se con una percentuale più contenuta (meno 2,4 punti percentuali). La riduzione del consumo di fitoterapia per i maschi laureati/diplomati è di meno 1,7 punti percentuali.

Se analizziamo l’andamento del consumo di CAM nel periodo 2005-2013 in relazione alla condizione e posizione nella professione, come atteso il calo maggiore si riscontra fra i maschi che hanno contratti di lavoro precari (co.co.co., co.co.pro. e prestazioni d’opera): riduzione di 5,2 punti percentuali per l’omeopatia, meno 2,7 punti percentuali per la fitoterapia e meno 6,4 punti percentuali per i trattamenti manuali. Meno 0,7% per le altre CAM.

Per quanto riguarda le femmine la riduzione dei consumi di CAM in relazione alla condizione e posizione nella professione risulta essere meno lineare di quanto invece è emerso per i maschi. In assoluto la più alta riduzione si riscontra fra le impiegate/quadri con un calo di meno 6,8 punti percentuali per il consumo di omeopatia; seguono coloro che hanno un contratto di lavoro come co.co.pro. con meno 5,9 punti percentuali per il consumo di fitoterapia. Seguono immediatamente dopo le impiegate/quadri con meno 5,7 punti percentuali per i trattamenti manuali.

In relazione alla partizione geografica di appartenenza è la popolazione del Nord del Paese, popolazione che tradizionalmente ha un maggior consumo di medicine non convenzionali, a contrarre maggiormente il ricorso alle CAM.

È soprattutto la popolazione del Nord Est a ridurre in misura più elevata i consumi dei trattamenti manuali  (meno 6,2 punti percentuali), seguita subito dopo da quella del Nord Ovest con la riduzione dei consumi di omeopatia (meno 4,7 punti percentuali).

I consumi di CAM sono spesso di tipo plurale (più CAM congiuntamente) oltre che combinato (CAM e biomedicina); come attendibile sono coloro che ricorrono a 3 o più CAM a ridurre maggiormente il consumo di esse.

Se nel 2000 coloro che ricorrevano a 3 e più CAM raggiungeva il 12,5%, tale dato nel 2005 scende a 9,7 punti percentuali per assestarsi, nel 2013, a 6,3 punti percentuali. Un calo significativo poiché, come si può vedere, nell’arco di tredici anni tale consumo si è dimezzato.

Nello stesso periodo aumentano invece coloro che ricorrono ad una sola CAM, passando da 65,5 punti percentuali del 2000, ai 69,2 punti percentuali nel 2005, per raggiungere 75,3 punti percentuali nel 2013. Possiamo dunque sottolineare che in generale chi ricorre a più di una CAM in tempo di crisi mette in atto delle strategie di contenimento dei costi senza però rinunciare completamente all’uso delle CAM per la propria salute, limitando il ricorso di tipo plurale.

I dati analizzati, dunque, mostrano come il peso della crisi economica influisce decisamente sulle scelte di salute dei cittadini e evidenziano quanto sia difficile continuare a sostenere le spese in tempo di crisi per sistemi di cura non ancora inseriti nel Sistema Sanitario.

I nostri dati mostrano però che gli utilizzatori di CAM sembrano essere più strategici per la loro salute di quanto non lo siano coloro che ricorrono alla sola biomedicina: le loro strategie non sono di mero contenimento della spesa, ma di maggior pluralizzazione dell’uso di CAM per limitare i costi per la salute senza rinunciare così completamente alle CAM per il proprio benessere.

di Mara Tognetti Bordogna

Bibliografia minima di riferimento

ISTAT, La salute e il ricorso ai servizi sanitari attraverso la crisi, Roma, 2013

ISTAT, Condizioni di salute e ricorso ai Servizi sanitari, dati dal 1999 al 2013, Roma, 2014

Sassatelli, M. Santoro, G. Semi, Fronteggiare la crisi. Come cambia lo stile di vita del ceto medio, il Mulino, Bologna, 2015
Terraneo, S. Sarti, M. Tognetti Bordogna, Social Inequalities and Pharmaceutical Cost Sharing in Italian Regions, International Journal of Health Services, 2014
Tognetti Bordogna, Regional health systems and non-conventional medicine: the situation in Italy, European Association for Predictive, Preventive and Personalised Medicine (EPMA) Journal, 2011
Tognetti Bordogna, New scope for research in Traditional and Non-Conventional Medicine (CAM) Comment on “Substitutes or Complements? Diagnosis and Treatment with non-Conventional and Conventional Medicine, International Journal of Health Policy and Management, 2015

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Posted in Archivio Notizia 2016 | Leave a comment

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