La naturopatia a Montesilvano Università Popolare della Terza Età

Il naturopata, ovvero il professionista che applica la naturopatia, ha il compito di favorire le condizioni perché venga ripristinato l’equilibrio di mente e corpo e vengano stimolate le capacità di auto guarigione di ogni individuo”. È quanto ha dichiarato la dottoressa Flavia Gioia, naturopata, durante l’incontro svoltosi ieri pomeriggio, venerdì 6 febbraio, presso la sala Polifunzionale di Palazzo Baldoni a Montesilvano. All’appuntamento, organizzato dall’Università Popolare della Terza Età Francescopaolo Mazzaferro di Montesilvano, in collaborazione con Stefania Di Nicola, hanno partecipato anche alcuni membri dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Montesilvano e il presidente Pietro Conte.

“La naturopatia – ha continuato la dottoressa Gioia – si prefigge il compito di stimolare la forza vitale della persona. Il naturopata indaga sul problema ricercando la causa primaria che determina il malessere, per poi iniziare a lavorare sull’origine dei disturbi con tecniche naturali di riequilibrio personalizzate”.

La dottoressa si è poi soffermata sull’ansia e la depressione, spiegando che è possibile alleviare tali disturbi attraverso olii essenziali ed erbe come la valeriana, la passiflora, l’avena sativa.

“L’argomento trattato – ha affermato il presidente dell’Università Popolare della Terza Età di Montesilvano, Giuseppe Tini – è stato davvero stimolante, proprio per questo, nei prossimi mesi, riavremo come ospite la dottoressa Gioia che ci condurrà ancora una volta nel modo della naturopatia”.

 

http://www.giornaledimontesilvano.com/montesilvano-notizie/53-montesilvano/30376-la-naturopataa-montesilvano-con-stefania-di-nicola-e-flavia-gioia-alla-u-iii-eta.html

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17enne malata terminale rifiuta la Chemio: la Corte la obbliga a curarsi

Può un minore decidere della propria vita? Lo scorso 8 gennaio la corte suprema del Connecticut si è pronunciata contro la volontà di Cassandra C., malata terminale di cancro, di interrompere la chemioterapia che la tiene ancora in vita. La motivazione è che la ragazza, a 17 anni, manca della maturità necessaria per decidere sulla propria condizione di vita.

Per una minorenne non esiste il testamento biologico, né si può garantire il trattamento di fine vita, nonostante Cassandra soffra del linfoma di Hodgkin. I dottori sostengono che con la cura chemioterapica attualmente in corso, la ragazza ha l’80% di possibilità di sopravvivenza, contro una prospettiva di vita di soli due anni nel caso interrompesse le terapie. Nonostante ciò Cassandra vede la chemioterapia come un veleno e il pericolo che possa farsi del male da sola ha costretto il tribunale a mettere una guardia davanti alla porta della sua stanza, a monitorarla 24 ore al giorno e a limitare i contatti con la madre.

Lo scorso Dicembre lo Stato aveva vinto una causa contro Jackie Fortin, la mamma di Cassandra, il cui supporto alla decisione di interrompere la cura era stato visto come una negligenza, per cui alla ragazza è stato comminato un trattamento sanitario obbligatorio. Ogni altra decisione avrebbe rappresentato un suicidio assistito di minore.

L’appello presentato dagli avvocati giovedì scorso è caduto ancora nel vuoto: la richiesta di utilizzare la dottrina del “minore maturo” – pratica consentita negli Stati Uniti -, ovvero di effettuare una serie di test per valutare l’effettiva maturità di un minore al fine di poter prendere da solo le proprie decisioni riguardo la salute e la vita, è stata rigettata.

Jackie Fortin ha riferito che la figlia Cassandra teme che “la cura sia peggiore del male. Le tossine della chemioterapia la stanno uccidendo da dentro. Non c’entra la religione con la nostra decisione”.

Negli Stati Uniti non è la prima volta che un minore rifiuta il trattamento ospedaliero: nel 1990 la Corte Suprema del Maine ha onorato la volontà di un 17enne entrato in stato vegetativo dopo un incidente d’auto, esplicata precedentemente, di non essere mai alimentato artificialmente.

Nel 1987 una giovane testimone di Geova 17enne, Ernestine Gregory rifiutò le trasfusioni di sangue. Un caso molto simile a quello di Cassandra, in cui la madre venne accusata dalla Corte Suprema dell’Illinois di negligenza. La ragazza si salvò grazie a dieci trasfusioni, effettuate obbligatoriamente prima che la Corte arrivasse a una sentenza definitiva.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=1112388&sez=PRIMOPIANO&ssez=ESTERI

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